Puis-je reconnaître tous les sons comme mon son
Puis-je reconnaître toutes les lumières comme ma lumière
Puis-je reconnaître tous les rayons comme mon rayon.

("Le livre Tibetain des morts")


PASSAGES
Dans son exposition à caractère autobiographique, Barbara DURAN, artiste peintre d'origine italienne, nous fait revivre à travers une quinzaine de tableaux de grand format, les trois mois qui ont suivi la disparition de sa mère. Comme elle, on s'insurge devant la tragédie de sa disparition. Puis, avec elle, on est saisi au cœur en parcourant le pire chemin qui soit : celui du deuil d'un être chéri.
Mais 'Passages' n'est pas une exposition triste : bien au contraire, c'est un récit en images rempli de fous rires, de goûters partagés, de moments d'intimité heureuse. Où l'on découvre comment la mort d'une mère devient peu à peu une étape dans le déroulé de toute vie, une étape qui s'inscrit dans un processus de renoncement, de lâcher-prise et d'acceptation : un voyage initiatique où l'artiste croyait accompagner sa mère mais où, en réalité, c'est elle qui l'accompagnait.
Barbara Duran est élève à l'école de la mort. Elle tourne les pages d'un cahier que lui tend sa mère pour lui apprendre à accepter, comme jadis elle lui a enseigné comment tenir une cuillère ou faire ses premiers pas. Leçon après leçon, sa mère lui apprend à dédramatiser ce moment ultime et à regarder sa disparition comme quelque chose d'aussi naturel qu'une naissance : un passage. Parce que cette mort, toute violente qu'elle ait été, est un cadeau. Ce cadeau, Barbara DURAN veut le partager et le transmettre avec cette exposition. C'est le récit très singulier d'une histoire entre une mère et une fille qui possède une portée universelle. Nous sommes tous des fils et des filles qui allons perdre ou qui avons perdu père ou mère.
Je voudrais que cette exposition-là soit au service d'un regard nouveau sur la mort de ceux qu'on aime le plus.

Marc Higonnet



Passage

Nel luogo più segreto
e nascosto
si era addormentato
come un gatto
il ricordo.

Senza preavviso
come un battito d'ali
di farfalla
come una risata
di ragazzo
si svegliò.

Riflettè la sua
immagine
nello specchio
a forma di ellisse
in due punti
uniti da una linea retta
il passato – il presente.

Seguendo
un passaggio
circolare e ondivago.
Ora guardo lontano:
il mare e l'orizzonte
ascolto il vento.

Il fuoco brucia i dettagli.

Ho la testa
in fondo al mare
Gli occhi
su di una collina
e guardo tutto
senza pensare.

Barbara Duran (agosto 2013)


Ma musique
Je travaille comme un medium/artiste. Sans ego et je me fais vecteur.
Mes compagnons sont humbles, sincères et délicats. Pathos / empathie
et passion sont dépouillés de leurs particularités pour faire place à la nature de l'être.

Le détachement est très loin encore. Je capture la lumière et l'ombre.
Les couleurs ne sont pas des sentiments (comme pour Kandinsky) mais des souffles . Les formes sont en osmose avec l'univers: le vent, la terre, le sable, la lumière, la pierre.
Et les quatre éléments: feu, eau, air, terre.
Chaud et froid.

Légère et unie.

Le flux et le reflux de la pensée.
Le jeste et l' immobilité. La chaleur et le froid.
Lyrique, poétique, vide, silencieux, LE REVE.

Ritmus – rouge – blanc – bleu – noir

Je n'ai plus besoin de
remplir les vides formels
Je cherche le rythme.
Ma musique.

B. D. (agosto 2013)


TRACCE
Un'estate a tenermi compagnia nel defluire di un dolore pungente e dolce.
Io ad ascoltarmi, il tempo a placare, la realtà a dar equilibrio, ridimensionare i fantasmi,
il sogno a far emergere l'anima, le paure, gli incantesimi e la natura delle cose.
Un'estate importante e piena.
Le corse in bicicletta sul bordo del Canal du Midi, le coincidenze inattese, la presenza in altra forma di chi mi ha generata e so, mi ama e protegge. Il mare profondo e la luna piena, il respiro di una farfalla a calmare le lacrime e la solitudine.
Un'estate, un incrocio.
La pienezza della maturità a tenermi per mano, nella sua bellezza diafana e fredda, a nascondere la passione. Il ricordo di un'infanzia tenera e completa, danza nel ricordo e tiene le file di una vita che desidera coerenza e dignità. Il pensiero, nella coscienza del passaggio immagina il proprio viso e il corpo stanco e rugoso ad attendere paziente un tempo che inesorabile verrà.
Tre figure femminili a proteggere e ricordare tutto questo. Ad accompagnare i passaggi.
Custodi di un universo intimo e infinito, che appartiene alla Natura, alle sue fasi improrogabili.
Nella pienezza, nella dolcezza, nella difficoltà, a dar forza e pazienza, come madri/figlie/sorelle di ogni anima, inquieta o serena.
Un'estate di luci e ombre.
Leggera come l'aria, pesante come il metallo, liquida come l'acqua e pungente come il fuoco,
L'acqua ha lavato le pareti e sgombrato gli inutili orpelli.
Le architetture interiori hanno fatto spazio a colori e passaggi fluidi e rarefatti: inappariscenti.
I colori non più sentimenti, ma respiri.
Le forme osmosi con l'universo: il vento, la terra, la sabbia, la luce e la pietra.
Adesso, senza ego mi faccio tramite. I miei compagni sono umili, sinceri e delicati.
Il distacco ancora lontano; la vita in mano.

B.D. (estate 2013)


Ricominciar a beccar bacche - Sud del Portogallo

Luce lontana
debole e intensa
di toni minori
in spazi troppo ampi
per immaginarli.

Forse scrissi decenni fa,
ascoltando stessa musica e
stesso pensiero, intenso.
Ricordo.

Faceva più caldo ed
era mediterraneo,
non oceano
con tanto spazio che
ora m'incanta
mi fa volare
lontano
dove lontano vorrei
non riconoscermi
e ricominciare
a beccar bacche o
piuttosto vermi
come un uccello e
poi andare altrove,
nomade
di scogliera in scogliera,
di fiore in fiore.

E' un tramonto lattiginoso
il suo profumo
come questa notte
prima della pioggia
negli angoli sperduti e
sconosciuti
mai ricordati e solo
percepiti
come il raglio dell'asino,
il suono del vento
il canto del gallo
il silenzio della notte.

Il silenzio.

B.D.


Inseguo quell'attimo, fermo, bloccato, unico; quell'istante che comprende il tutto, cerco di esprimere con la "fisicità" più estrema, quella sostanza che appartiene all'essere vivente.
La dualità corpo/anima che è l'essenza della vita. Nella quiete e nel moto. Lo scorrere dell'acqua come lo scorrere della vita.Il succedersi dei giorni, delle stagioni, dei colori e dei luoghi. Come il succedersi dell'onda che instancabile si ripete, ogni volta di nuova materia, liquida e trasparente. Fotogrammi/monadi di un universo, microcosmi di macrocosmi.
La vita è un prisma… dalle molteplici facce, dagli innumerevoli colori e profumi: da quello salmastro del mare e degli oceani a quello turgido della terra, da quello acre del sangue e della morte a quello silenzioso e ovattato della neve, da quello profumato dei fiori a quello intenso degli animali… noi calpestiamo le stesse innumerevoli strade e guardiamo infinite sfumature del cielo e delle nuvole, dell'acqua di cui siamo fatti. Noi siamo tutto questo.

B.D. (estate 2013)